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Android, i produttori dovranno pagare Google. Prezzi degli smartphone in crescita

In seguito alla maxi multa di luglio per abuso di posizione dominante, Google ha deciso di far pagare una quota ai produttori di smartphone europei per la pre installazione delle proprie app. Come si legge nel post del blog ufficiale, Big G ha comunicato che a partire dal 29 ottobre Android sarà ancora gratuito ed opensource ma, i produttori per i device commercializzati all’interno dell’Area Economica Europea, dovranno pagare delle vere e proprie licenze. Questo significa che i produttori avranno tre tipi di “pacchetti” tra cui scegliere, con prezzi differenti, a seconda delle app e servizi che vogliono includere. Cosa comporterà tutto questo? Poiché gli utenti sono ormai abituati ad usare app come Gmail, YouTube o Maps, i produttori preferiranno pagare la licenza (fino ad ora gratuita). Ovviamente tutto ciò avranno un forte impatto sul consumatore finale, il quale vedrà crescere ancora di più i prezzi di smartphone e tablet.

 

 

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Google: multa da €4,34 miliardi per Android

Google è stata sanzionata con una maxi multa – pari a € 4,34 miliardi – da parte della Commissione europea per aver abusato del dominio del suo sistema operativo mobile Android. Il Commissario europeo per la concorrenza, Margrethe Vestager, ha infatti confermato tramite Twitter la multa a BigG “per 3 tipi di restrizioni illegali all’uso di Android. In questo modo ha consolidato il dominio del proprio motore di ricerca. Negare ai rivali la possibilità di innovare e competere nel merito. È illegale secondo le regole antitrust dell’UE”.
Da questo monopolio (che raggiunge il 90% del mercato europeo) deriva il fatto che Google, avendo la possibilità di analizzare il traffico di innumerevoli utenti che fanno ricerche su Internet, ha accumulato negli anni una quantità inimmaginabile di informazioni.

In particolare, la CE ha affermato che Google ha imposto ai produttori smartphone di pre-installare le app Google Search e Chrome, effettuando anche ingenti pagamenti a grandi produttori e operatori di reti mobili.

Le conseguenze? Google ha confermato farà ricorso ma, nel frattempo, Sundar Pichai lascia intendere che modello di business di Android potrebbe cambiare. Android, pertanto, potrebbe non essere più gratuito in futuro.
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Wikipedia L’Italia si oscura per protesta contro la riforma UE del Copyright

Le pagine di Wikipedia Italia, da stamattina 3 luglio 2018, sono state oscurate per protesta contro una nuova direttiva UE sul copyright, la quale, secondo la suddetta enciclopedia online “se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet”.
Pertanto, se si prova ad accedere ad una delle pagine di Wikipedia in lingua italiana, si verrà indirizzati sul loro comunicato.
La Direttiva UE sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, consisterebbe (qualora venisse accettata) in un pacchetto di riforme che estenderebbe i diritti degli editori a rivendicare i diritti di copyright anche su brevi estratti di materiale riprodotto online – per esempio, frammenti di articoli di notizie che appaiono nei risultati di ricerca.

Inoltre, obbligherebbe le piattaforme online a eseguire la scansione di tutti i contenuti che gli utenti provano a caricare, ad esempio su YouTube, e bloccherebbe automaticamente tutto ciò che rischia di violare il copyright.

La Wikimedia Foundation, che gestisce Wikipedia, si è pertanto unita agli attivisti della libertà di internet per opporsi alla direttiva, che dovrà essere votata dal Parlamento Europeo questa settimana, per l’esattezza giovedì 5 luglio.

“Se la proposta fosse approvata, potrebbe diventare impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo tramite un motore di ricerca”, afferma Wikipedia Italia.

 

La Wikimedia Foundation sta quindi sollecitando i residenti dell’UE a contattare i propri Rappresentanti in Parlamento Europeo prima di giovedì  e chiedere loro di votare contro le riforme, come molti deputati al Parlamento europeo si sono già impegnati a fare.

Nel frattempo, gli utenti di Wikipedia in Italia possono continuare ad accedere all’enciclopedia in qualsiasi lingua diversa dall’italiano.

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Zuckerberg è riuscito ad evitare domande scomode al Parlamento Europeo

Ieri a Bruxelles il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg è stato ascoltato dalla Conferenza dei Presidenti presso il Parlamento Europeo, rispondendo a varie domande in merito a terrorismo e fake news. Contrariamente a quanto accaduto in USA, quando Zuckerberg compari di fronte al Congresso, ieri il format dell’audizione è stato molto diverso: i parlamentari hanno espresso le loro domande a cui Zuckerberg ha risposto durante un unico discorso finale. Ciò ha scatenato non poche polemiche in quanto il CEO di Facebook ha (volontariamente?) saltato alcuni temi molto importanti e fornito risposte molto vaghe, promettendo però che il suo team fornirà tali risposte per iscritto nei prossimi giorni. Durante il suo colloquio, Zuckerberg ha chiesto scusa all’UE e garantito che rispetterà il nuovo regolamento europeo relativo al trattamento dei dati personali, che entrerà in vigore questo venerdì. Come affermato da Tajani, ci vorrà ben più che semplici scuse e, come al solito, Zuckerberg è riuscito a farla franca.

 

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